se all’alba ci guardiamo in petto

restiamo rami tra le querce

- amore mio -

vento che non sa cambiare

e si nasconde

nel canto delle api.

se al mio tramonto

- amore mio giovane -

ci ascoltiamo in petto

siamo grilli frementi e provvisori

col destino graffito nelle ali

siamo schegge del tempo

il fiorire della rosa

l’abbraccio gentile della ginestra

scambio tra l’aria e l’acqua

dirimpettai a braccia tese

 

l’amore delle rose

ha una pratica scarna

devoluta

paziente.

io che sono ginestra

resisto al sasso ed alla arsura

e della rosa a volte

mi giunge gravido il profumo

 come un taglio nel cuore

 

 

 

lo spazio di Dio e le tue

mani in grembo nude, pietre

che il destino ha scolpito.

i fuochi neri delle stoppie e il tempo

la stagione allo specchio, mesta.

la zolla che ci contiene e sfalda, rossa

d’una terra indegna, dolorosa,

ineluttabile e natale.

dove le origini di questo male

che mi consuma come un canto

primigenio? che mi condanna

ad una appartenenza che rinnego?

gli aspri tramonti d’est, le livide

occhiate delle madri alla soglia

nere nella memoria, giudici

contro l’abbacinante bianco

della calce dei muri?

sono tutte mia madre?

e dove persi il senso del vivere

dentro un fondale chiaro

da contenere il cielo?

forse è dell’india, di quelle acque verdi

la mia linfa. forse da paria potrei

accoccolarmi sulla strada fra i porci

ed essere di nessun luogo, mai.

 

 

 

 

 

 

eccoti chino col viso controluce

intento al libro che ti ama, i capelli

ingovernabili scrosci di pensieri.

potrei disegnare ogni tuo tratto

chiudendo gli occhi sul frastuono

che il mondo architetta per schiantarmi.

calcolare le strade del tuo perderti

centimetro per centimetro

verso di me che resto

un’ipotesi maldestra. un Picasso

assemblato al contrario

 

 

 

Ci danno un nome e ci pongono in un canestro

nel fiume alla fonda o alla deriva

o per mari insalpabili. sopra le stelle e sotto le stelle.

le mani ghiacce e il cuore tra il si e il no

ventricolo sinistro e destro, rapide successioni, musica.

i venti e le mani, i remi e l’ancora, poi il sonno

per fondali marini riemersi, sotto palpebre

che chiudono al mondo.

il canestro ha trama tesa, infida, scricchiolante

e il cielo è uno scroscio d’angoscia

  

 

oggi il lago è un adagio introverso
a note tristi, le sue creature
in bilico:
anime cave, anfibie, sagge
giunchi al destino.

vorrei per te un’acqua così ferma
da farsi cielo

 

 

 

dall’altra parte del mondo

il mondo

è arrivato qui.

un frammento di grata moghul

una palma polidattila nana

un sasso del sinai a metà:

uno spacco perfetto

nel cuore dell’uomo.

dall’altra parte del mondo

mi porto il mio mondo

di grandi occhi indelebili

nelle cui fosse affondo,

il segno della mano al cielo

che così bene ti dipinge

mio amore entusiasta

mia goccia del passato

violento fuoco di rosa rossa

canto di capinera

ora serale marina.

ti devo  ogni canto

del mio piccolo cuore nascosto

il cuore bambino

che ci unisce , ci ritrova

felici nel naufragio