gelsomini gelsomini gelsomini

campestri rupestri ma qui

un assedio di giardini espansi ai piani

superiori del volto, narici ubique

sulla scala della folla stolta.

gelsomini avariati nei carthusia

profumi altreati in spray colorati

e tra le mani nascoste,nel canto

d’acque stanno nei giardini d’oriente

carne divina, sale del creato, dono

di una immensa madre bianca

 

 

  

la giornata si aggiusta

e il merlo è nero come un peccato

benigno, la canzone

d’una primavera sconvolta.

niente più greggi, trivellano

i sassi del vulcano, le pozze

anch’esse nere cangianti

d’un petrolio marcito, sfuso.

s’accalora l’aria e intestardiscono

gli insetti al cistus, per fare nido

ma si sente adirata

questa Basilicata.

 

 

A parte

   

le poesie hanno una loro

timidezza corporea

un segno sul foglio uguale a nessuno

la virgola affamata che si nega

l’interstizio d’un suono

fra il gemito e l’imploro.

quel segreto che da solo

consola.   poi

resta un silenzio marino:

una parola perfetta

 

A parte

nè migliore nè peggiore
ci insegue la malinconia
come un greto calcinato dal sole
sassi in attesa della frana.
malinconia distante
ove cresce dell’edera
e gemono le primule.
il bosco è un attimo di ombra
una nuvola terrena, tempestosa.

[ appunto su pagina disinibita ]

che tu sei quella riva marina
che non ha confine
che nella propria acqua. e
che comunque tu rifletta
sei quello specchio anonimo
tutt’anima
che chiamiamo cielo

 

la poesia corta, verticale

di Montale

l’emozione ch’è breve:

un colpo di pugnale

 

 

A parte

[ Buona Pasqua a U.d.M. dalla Via C. ]

il mare siciliano
è un mare lontano,
non come questa pozza
dall’abbraccio basaltico.
il mare stromboliano
marettimo eolico ericeo
è mare dall’alto.
serio, segreto,buio.
è mare che inghiotte la luce
e ne rimanda il suono.
non come questi
pesci ammiccanti nelle mani
frustate agli occhi come lame
nel sole irresponsabile.
per questa Pasqua di destini
(alla via C.)
l’amore d’ogni aprile è neve
di glicini dai grappoli a sfiorire.