leggere due poesie al mattino
sotto i berci d’un temporalone
di inizio autunno, poesie
d’uno stronzo qualunque
chissaccome fatto da altri
poeta da blog, e poi Eliot
a caso, una qualsiasi, e vedere
le banane sull’ albero e tuttiuguali e inferocirsi
più del temporale dall’ insopportabile
stolidità degli esseri,
meschini, poretti, che ci calcano
nel vivere.
nel contrarsi del tempo sta l’ offesa
dello spreco, anche un momento
deluso, è una allergia

una buona idea e il suo rinsecchirsi
come in un’ora qualsiasi di questo giardino
in assenza di pioggia o di me
quando le mie ubbìe planano altrove
in cerca di preda o fatte preda
di un’incontenibile, vessatoria
malinconia

[ garganiche ]

sotto tre quarti d’una luna arancio,
suprema, che ancora conservava occhi
ad un palmo da me
in un’onda lentissima
tra il pulsare delle rocce
con il mio corpo libero
ho a lungo nuotato
nel quieto respiro della notte marina.
si facevano brume le indegnità
le roventi ingiustizie e i mali
irrimediabili. le stelle non avevano nome
erano pari alle scintille erranti
nel buio liquido delle mie mani.
non avevo pur’io
un nome. ero
un poco d’acqua nell’acqua
pian piano, in pace.

[ garganiche ]

ti voglio dire, bimbo
di questa terra insensata, col piede
d’olivo e i massi franti bianchissimi.
nel cuore porta un verde d’occhi vivaci
succosi come l’ombra d’un faggio, o
infedeli come un fico d’oriente.
ti dico di questa terra d’uccelli
stanziali, migrantori, marini
anch’essi feroci come feroce
è chi vi deve restare un lungo
lungo statico inverno fatto di fascine
d’olivo e sonno di mandorli.
ti voglio dire d’averla vissuta e non capita
questa terra severa,
d’esserne stata preda e prigioniera
d’averne visto il manto angelico dell’albe
e la stretta stridente delle tempeste
quando si china anche il monte
alla furia del cielo. ha odore di donna matura
saggezza di donna matura
e asprezze di giovane amante
si avvolge nella sua solitudine
d’isola, genera mostri e poesia
piccole vele e pianto di rose canine.
si rotola tra piedi torti d’ulivi
e vigne accaldatissime, s’arrovella
per i suoi figli famelici, dagli occhi fondi
come pozzi segreti, s’infuria
di trombe marine e lampeggia
su mari sabbiosi, selvaggi, primordiali.
serpente e libellula, ascoltala in silenzio
fatti solo, nella sua solitudine

il tempo va in salita
lo guardo affaticarsi
e lentamente
arrancare la vetta
e sopra, il cielo

[ spiegando ad un bambino ]

[ fuochi d’artificio]

ogni fuoco è un fuoco
solitario.
e ha massima espansione
prima di spegnersi.
entra negli occhi inaudito
aggroviglia nel sangue, ha suono
come ogni cosa. la sabbia ha suono
come quelle notti deserte
che la luna sdegna per altre risse
all’opposto del mondo.
mettiamo una mattina per gioco
la caccia al tuo tesoro presunto
la piccola meraviglia spiaggiata
nella notte di marosi.
mettiamo una domanda desueta:
“cos’è l’amore” o “cos’è la libertà”
ed io che potando la siepe
la taglio in strette strisce ventose
e poi come frangia di nuvole
te ne spiego l’idrogeno e l’ossigeno
e che tu ti accontenti.
sarebbe bello, il mondo.

[ garganiche ]

(notte di ferragosto 15)

che cosa fai stanotte?
ascolto gli alberi che parlano
della loro vita austera
e ho paura che domani
incontrandomi, i tuoi occhi cerbiatti
guarderanno altrove
non mi darai il buongiorno
ed il mio cuore diventerà
un albero austero,
un cipresso, una statua di legno
che solo, piano, respira.