Il giornale di bordo

porta le scritte gialle di tua vita

e l’ancella lo legge rapita

ancora e ancora e ancora…

E non ha tempo il tempo

e il pianto è canto

è canto di sirene

è vagare d’Ulisse e di sua forza

per lidi come isole dorate

che affiorano da nebbie affastellate

d’anni e di stenti,

quegli stenti del cuore

che bramerei divelti…

e quella tenerezza attesa e percepita

e dubitata e tesa

la tenerezza che da sempre preme

d’andata e di rientro

come l’onda che sento…

 ..E mai non mente il mare

e la sua gente vera

e tu, nocchiero

che d’aspri flutti domasti lo scompiglio

oggi ancor sei l’appiglio

per il miraggio atteso

la promessa di terra

quella terra promessa

ch’è l’attesa.

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