Controcanto ad   "osservandoli dalla veranda", 18.03. Cantiere ad ore (by Prufrock)

La cosa più nuda che conosco

è quel sasso a ridosso

sotto il monte che crolla

alle stagioni di mezzo

infiltrato di succhi e di radici.

Il sasso liscio e bianco che mi accolse

con la forma di me

che aspettava. Quieta. Calda di sole.

Ed è la forma, che abbaglia,

stupisce.

Di come molecole si aggreghino

in bianchi diversi ,

del poro che non vedo

se non guardo vicino,

delle voci assorbite

che misurano il tempo e si compattano

fino ad annullarlo

-quasi-

nella sua sostanza di sasso

che era li

da molto.

visitato

da molti.

 

Descriverti un brivido di grecale

all’uscita,

il senso di me nei blu gelati e lisci

dello spazio che occupo

o il ragazzo che guarda il mare

per ore

tutti i giorni dell’anno

appoggiato a quello stesso muro

talvolta con occhiali da sole

(forse piange)

all’orlo di un pomeriggio

rifilato dal Monte Cappello

che intaglia le cose,

-ed anche il mare-

sottraendole al sole,

improvvisamente

con la sua mole verticale

alle quattro.

 

Ma, contro la pineta

del mio giardino paziente

è quella sedia bianca

che ancora

aspetta

la cosa più vuota

che conosco

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