Cantiere ad ore. (Quando si è nudi,perchè appartieni. ) 20 marzo

C’è una tenerezza in te

ma  vivisezionata

nelle mille onde

che le cose  ti parlano

tu che ne pulsi il senso

dal limone alla sedia

dal bicchiere al sandalo fedele.

Parli d’agio al tempo

l’imparare a vivere di minuetti

sulle cose

e di quelle dita che nascondesti

dentro guanti di negazione,

delle parole intraddette

nella paura di comprensione.

Slacciammo in contemporanea

le pieghe del nostro soprabito

in colori terrigni

e guardando in direzioni parallele

senza toccare gli sguardi

ci allontanammo da noi,

insieme.

Sapevamo del grido che premeva.

Non c’era più tempo,

era finito tutto in fondo al bicchiere

che aspettava, sulla tavola di briciole

col suo fondo di sangue.

Mi rubasti la sorgente

col tuo silenzio, poco a poco.

Adesso traspare quello che attende,

non frangivento benevolente

nel tuo biglietto sul  comò.

Solo che l’essere bello non è che una scusa

per l’esproprio del desiderio.

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