Cantiere ad ore, giovedì 12 aprile

 

Metterti tra virgolette

facendoti quelle stesse mani

e piedi

che mi contengono,

a cui torno

nel mio segreto,

a cui mi schiudo

e chiudo

avvoltolandomi.

Metterti tra parentesi

a chiuderti in quel segreto: 

le parentesi,

colossali mura

ali d’acqua

ed io passo nel mare

aperto

e tu sei il fondo.

Il resto

al di la delle mura

non è.

 

Ma le parole

ti disegnano

e ti sono sostanza

che tocco

piano per paura

svanisca.

Potrei scriverti mentre cammini

a passi lenti tra le stoppie

gli occhi ovunque e lontani

a rovesciarti

nella realtà che tocchi a farne versi.

Ma di più

in quel risveglio astruso

quando ti scivola il sonno

tra le lenzuola

e ti rannicchi a rifiutare

l’imminente

e di più ancora prima

del passo oltre quella linea

che divide il tuo letto dal tuo quotidiano

ti vedo scarno

d’intenti

e completo.

Ed al rientro,

nella notte che seguirà,

quando quei mostri

venissero a rubarti il respiro

ci sarà l’angelo

quello che dipingi

evochi coi colori e i contorni

dei tuoi versi

da dentro

a proteggerti.

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