[ Lettere brevi] 

 

( a Lino Canavacciuolo, artista)

 

Caro Lino

ti scrivo.

le probabili cause

sono quel tuo violino

che incontrai in un Natale del tuo ignoto

magro come te

elettrico come te

inventato da te.

come te.

Caro Lino ti scrivo

pensando al dove e al quando

ci incontrammo per sempre,

in Santa Maria Egiziaca

chiesa dei bassi, al Pallonetto

quella notte che suonasti il Natale.

il tuo violino è un respiro di Dio

che per te trova il tempo.

Scrosta la vernice al quarzo, vecchia

dai muri disusati della gente,

la doppia pelle futile,

riessenzializza il superfluo

e strizza l’occhio all’amico mio P.

poi prendi cappello

e bastone

e vai via fischiettando.

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