[ strappi al ritorno da viaggio. ]

( d’ Improvviso )

       

perché ogni tuo scrivere

in qualche modo mi muove

e svelle cardini rugginosi

dove nascosti aspettavano

scricchiolii

delle mie ossa sbrecciate.

 

perché quando dici dell’esser poeti

leggendo, mi descrivi

come onde di capelli marini

che non sono alghe ne pensieri

ma dita affettuose di Dio

in amnios.

 

perché quell’ abbraccio del letto appena sveglio

paterno o materno, certamente amante

accolga di bianco il ritorno

all’essere compiuto

che non sarò del tutto

mai

 

così nell’asciugare la tua partenza

che dici altrui

mi s’appoggerebbero gli occhi sui gradini

come fossero a scendere

a l’andare sarebbe d’agio

verso cortine di blu.

 

ma le tue scarpe troppo scure non danno suono

e di gomma travestono i miei pensieri

ottundendoli.

perché la poesia è rumore

anche quando la si legge

in silenzio.

 

  

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Una risposta a “

  1. ci vorrebbero
    suole di vento,
    impalbabili a molti
    per saltare a pie’
    pari ogni tema,
    ogni consenso
    o magione,
    cosi’, e all’incontrario
    ci rivolta ragione,
    alla biada gia’ persa
    come accade a chi
    si crede stallone…

    schiudersi,aprirsi
    un poco finirsi
    accesi a lanterna
    come nascite nuove,
    bello saria,il farlo
    a piacere, ma
    non sempre si puo’,
    a strade gia’ scritte,
    mutare cammini
    e panni , dimenticar
    il tempo, e dir,
    no, fuori non ..piove

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