perché hai voluto darti un nome.

una idea di te.

nessun altro può portare

il suono del tuo nome

nella luce che ne viene.

ogni sasso parlava i tuoi piedi

e la bellezza l’impronta

dei tuoi occhi.

ho amato la città da dentro.

la tua.

m’en’era allegria amara

tutta quella giostra

di bianchi e rosa ed acque

a chiaro specchio mobili.

tu vi andavi ridendo

io lo so. in un qualche tempo.

tutte le guglie e le bifore

e lo sbilenco dei sesti

tutto quel sole di polvere

fin dentro la cattedrale

erano l’aria

che pure espirasti. ti portavano

dentro.

 

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