quella siepe

che ti taglia il pensiero

in lunghi viali uguali,

il becco giallo

di quell’unico merlo rimasto

innamorato e maschio

nel nero della sua notte

d’unico marzo,

la gazzella che non sai, ma

che riconosci nei suoi occhi

dun’africa ignota e sottomessa

affatto infida, ma calda.

era ieri ch’era giallo il tramonto,

un’ostinarsi dell’inverno,

un perseverare di tramontane e paure.

tu certo non riposi

dovendo cambiare il mondo

con le mani nelle tasche

e le tasche senza un cappotto

che ti scaldi.

 

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