oltre il pontile mi frana un’orizzone

adirato da un vento rovente.

può franare un orizzonte anche per temporale,

dove il parapetto e il parapioggia sono finiture umane

a scongiurar paure. o richiami. 

gli enormi massi della grandine sono

le sciocchezze che il mare accoglie senza scomporsi,

il capriccio di un bimbo al gigante

il taglio di una notte troppo stretta

per farsi improvvisamente mattino. grigia.

nel fondo del viale il muro geme d’umido

e s’abbruna di vergogna. Il mare

è dalla parte opposta dei suoi occhi,

un dialogo impossibile, dunque. ma

si sente, come si sente la morte,

esorcizzandola nel tempo

che non ha corpo, dunque non è.

 

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2 risposte a “

  1. C’è sempre un muro “che da tanta parte de l’ultimo orizzonte il guardo esclude”, oltre il quale sentire le proprie paure e sognare nuove speranze.

  2. la cosa bella di te è lo sguardo. la voce che parla attraverso il tuo modo di guardare. gli oggetti che si descrivono, gli accadimenti che si raccontano e sempre, in tutti, una dolcissima aura di speranza, che li fa belli.

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