[ lettere da una torre  estiva ]

 

 


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dallo spioncino vidi la luna.

era di carta la luna,

ci avevano disegnato gli occhi tristi e una faccella pensosa

notturna, compunta.

la guardavo e intorno si faceva tutto blu

un cielo col giorno di notte, ma blu.

lei si muoveva, ma piano, e il tempo pareva un girotondo.

passò un assiolo, poi un pipistrello pazzerello, poi un gatto

su un ramo, con gli occhi come due falci di luna.

un sosia, tonda la faccia, pure quella assorta.

io mi facevo grande per somigliarle, alla luna, ma lei

era più paziente. io avevo fretta. non sapevo perché.

poi capii il perché. il perché erano gli altri.

gli altri hanno tempi stretti

anche per te.

sono gli dei della terra e ne inventano di propri

e di collettivi, e tutti hanno fretta.

io mi trovo bene con la luna.

  

  

 

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