[ sciamano d’infanzia ]    

 

in differita
non so cosa fare di queste mie dita
quando l’oggetto è scomparso, vano
il riallaccio alla vita.
scomparso
come rubato dal fato
da questa moltitudine
che ci osserva e preme,
feroce.
sulle spalle la borsa del pastore
capsella bursa pastoris nell’occhio
che sa cercare, il piede
sul sasso a testa alta, tallone basso
nei fossi alla Maiella,

quando l’erba era fragile
e il respiro  vorace.

entravano le stelle

dal velo della tenda,
la sera era una serpe

scarna e fuori dall’uscio,
la candela un taglio d’occhi
prima del sonno.
dammi la mano, padre.
dammi la mano.

 

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4 risposte a “

  1. da tempo non giungo più le mani, ma più restano aperte e più sono vuote di speranza

  2. sono aperte perchè sai offrire

  3. si va a San’Eufemia a Majella a vedere tutto quello che c’è tra le mani tese?
    Si va paralleli ad ascoltare?
    come due uccellini sul ramo?

  4. ma io non volevo imparare
    Ogni anno vado a Montevergine, vicino Avellino, va bene uguale? E’ pieno di rami di castagno sui quali appollaiarci…

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