quando imparai a parlare non dissi granchè
era difficile ascoltare. tutta la canaglia
era intorno a osservare. risa sparse.
il piccolo legno nella stufa, la zampa di coniglio
la grotta del cacciatore e la sorte.
una tenda contro la luna e palpebre
strette dal buio.
poi la mattina portava via lo stomaco
e c’era la neve, dalla finestra, e dentro.
strofinare le mani senz’alcol nude
ai geloni. dimenticare il sangue
va da se.
l’abitudine al nudo
dimenticare d’abbracciarsi, fingere
d’essere consapevoli, grandi.
aspettare. tornerà il padre
dalla caccia. porterà preda, sorriderà.
poi piano i passi nella neve fino al buio
dell’inattesa sera. ancora bianco. poi
azzurro come di mare lontanissimo.
poi nulla.
 
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Una risposta a “

  1. nulla, e nel silenzio il ricordo,
    coi chiassi dell’infanzia,
    il gentile, l’adornato, il sonnifero,
    il funambolico sopraggiungere
    d’una mestizia, talvolta lenta,
    talvolta ascesa.

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