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come nei panni stesi
queste dita piovose una mattina
d’un qualsiasi novembre
a cavallo fra i fili e gli anni
che porto sulle mani. le mollette
a segnare ogni passo
tra qui e le svogliate albe
a venire. al vento. sospesi
i panni della crescita e
tutto quel bianco che ne resta.
scrivere ancora qualcosa
d’illegale, truffando il senso
che si voleva, come un pianto
senza intenzione, per se solo.
scrivere qualcosa di fretta, perché
qualcuno lo legga nel freddo
d’una stanza mobiliata in bambù
fuori da un’estate irripetibile.
il caldo raccolto nel colore
d’uno stelo fatto tronco e troncato.
l’estate dei nidi vuoti e dell’arancio verdissimo
l’andare accapo delle dita dopo ogni
dichiarazione d’amore.
  
 
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