che la luna assorba il pianto
come m’assorbe gli occhi
in questa notte stretta
ammalata di stenti.

qualche volta la faccia triste,
giù gli angoli della bocca,
poca la luce, e un velo d’acqua,
come la circondasse il pianto
del mondo.
la madre delle polveri, del bianco,
della luce riflessa, composta,
nei suoi umori destri e poi sinistri,
talvolta supina, luna precaria.
e non ti curi della musica
che pure viene dal mondo.
non delle preghiere e maledizioni,
tu che c’eri quando s’era felici.
 
 
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