a L.

 

allora andiamo sul piccolo,
non l’infinitamente piccolo
dell’antimateria
o il piccolissimo del
capside del virione erpetico
con la sua intelligenza,
ma su questo biscotto fatto a mano,
per esempio,
sulla sua nudità
voce della tua timidezza
e sul Dna che porta nella carne
dall’umiltà del tuo tempo,
questo biscotto che ti è portavoce,
la tua prateria notturna
il canto del gallo che nessuno sente
fino alla terza voce
che scrive il destino,
questo biscotto sbilenco,
cavo, torto su se, come me
che pure non ti appartengo.
questo biscotto che recita il rosario
alla mensa del povero,
che porta Dio
nelle sue mani.
 
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2 risposte a “

  1. Di mia nonna ricordo sempre le pastiere di grano che preparava a pasqua, la cottura delle quali impegnava tutti i forni di casa, compreso il nostro, ch’era operoso di buon’ora, quando ancora dormivo nel primo mattino di vacanza da scuola.
    __unpluggednarrando

  2.  
    è il grano, i chicchi adatti, che mia madre ambiva. 
    portava primavera, la pastiera
    e la sorpresa del talento suo
    raramente alla prova.
    eravamo nel profumo del mare
    distratti e inconsapevoli.  
    mercenaria, dai sapori previsti
    oggi è la Pasqua, a noi.
      
     

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