possiamo dire del grigio
di questa luce afona
questa mattina di aprile, la prima
d’innumerevoli mattine passate
senza lasciar traccia che sul viso
e sulle mani pazienti.
scrivere versi per restare
alla finestra del futuro in attesa
che qualcuno caro legga
tutto il biancheggiare della luna
nei pensieri riposti e
quell’acqua marina mobile
a distanza discreta
infondo al monte che guarda.
I pini arroganti, infiltrati come ragni
nel suolo tra la roccia e l’acqua
lo spaccarsi del carsico
biancoporoso del perpendicolo
che una volta fu scheletro marino.
ma tu cui scrivo hai mani
che non sanno amare, occhi
che guardano l’anello
che orna il dito
che indica le stelle.

 
 

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