l’aria mobile che dissotterra le loro preghiere
il temporale che diffonde l’elettrico del gesto
quando s’azzarda a tendere all’abbraccio.
incalza il momento del no-non so-dopo
e si fa tremito l’indifferenza pretesa.
proprio su ciglio del dialogo
quando l’abisso spalanca voragini
d’inappellabili verba e il destino
bardato a nozze se la ride e declama
che Dio non gioca a dadi,  lei
racconta dei giardini d’infanzia ghiaiosi
e
assolati di farfalle per amico. e di un tucano
colto nella maturità e durato lo spazio
della diretta cura. affossato dal barbaro
prosaicismo d’un curatore prezzolato.
ma lui tende le dita, timide, verso
quella nebbia che non accade e che
tra le ali di una stanza di finesettimana

sembra una poesia
 

  

 
 

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