l’affaticarsi del traffico, l’ottemperanza del buon samaritano al pedone
-ah se avessi un ciclomotore-  e il tempo perso sulle salite e nei presepi del Golgota
in cerca di chiese narrative, negli spazi seicenteschi del sud campano
nelle corti accatastate di rose ma tutte a maggio
nel disegno dell’arco che abbraccia i limoni, chiusi nel chiostro
segreti nei loro profumi sussurrati, a nasconder l’allegria.
sui muri in parietaria un’abbandono storico, lo sbreccio
pel ragno e la lucertola, lo sfaldarsi del tufo, la poesia dello sfascio.
potevamo guardare a quattr’occhi questa nostra terra sensuale
incomprensibile allo straniero, nascosta tra le pieghe dei monasteri
e nel frastaglio delle coste accecate dalle variabili del blu.
ma tu lentissimamente ti allontanasti per la scesa Monte di Dio

senza voltarti indietro.
 
 

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