[ lettere dal Vesuvio ]    (rievocando la mano amica)
 
 

ti scrivo velocemente ed al lume
d’un ricordo scolastico e delle tue parole
che sapevano di zolfo. tu senza il camice
nella scienza modesta che t’appartiene.
tu figlio di questo vulcano che
t’allinea tra le sue rughe e ti tiene
dentro la mano come un seme.
eppure dal fondo del tuo medesimo
piccolo cratere celato, linee magnetiche
dispongono ricezioni, datano la tua
solitudine.
cercano le affinità terrestri sotto questo
spropositato cielo.
 
 

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