i confini del mio
popolo di fumatori d’hashish
la cascata che spartisce la grotta
dalla luce drammatica d’un esterno
di guerra, di affanni usa e getta
ammassi al macero di anime benpensanti
decerebrate per talento di specie.
più lontano un mezzobusto di pianori
masai, un reef tellurico di verdi e zolfo
strapiombi d’un mondo in difesa, l’ovest
che s’inchina alle altezze del monte Roraima
aspettando la notte, nel decantare d’una poesia.
pietre zoomorfe inghiottitoi d’anima, mostri sessili
da lave fluide come pensieri di creazione,
progetti eretici cristallizzati come pena
per peccati di presunzione
 
 
 

 
 

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