c’è la vertigine del tempo
nel pensare al vuoto,
la perifrasi d’una porta
semiaperta sulla mia
molteplicità.
l’accusa d’omissione è un grido
che m’attraversa gli spazi
come un raggio cosmico,
un ultrasuono.
dunque resta silenzio

ogni versione di me
 
 
 
 

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