si stende il pomeriggio sugli arati
a marzo, giovane.
fiacca l’ardire dello scontro
con la vertigine d’aria
l’abbracciare penombra
dove s’inflette sonno. 
una china a due passi
gialla di sole su erbe vetrose
dove s’appoggia l’acqua
d’una fossa del fiume.
scorrono pesci chissaddove
come uccelli nel più peso
di quest’aria caduta,
fatta onda.
meglio tu non ci sia
e non ci sia parola
dovuta
a strapparmi le vesti dal viso.
dietro i miei vetri, negli occhi,
porto la solitudine
come una ricompensa. 
 
 
 

 
 
  
 

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Una risposta a “

  1.  
    si attende il pomeriggio sugli aratri,
    a marzo,
    giovane il sangue della terra.

    tracciano solchi in volo
    stormi africani ,bianchi
    inneggianti il ritorno.

    nel mezzo quella luce
    che la polvere svela
    sbiega, viva.
     
     

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