lo stazionare delle cose

loquaci, oppure silenziose
talvolta irrimediabilmente
scontrose, talaltra rissose.
le belle cose e le rotte
sbeccate tarlate mortificate
sorelle della  polvere
che le compone.
o atomi di ferro,
da massime esplosioni

d’uno degli universi
possibili.
Timida la rosa,
vogliosa, richiusa
sul seme giallo.
la tazza intima
del  mattino
con la sua frattura
sanata. La scarpa
sola, ferita, la lama
spezzata.
E l’acqua, dalle nuvole
dal rubinetto e

assolta nel mare 
 
 
 

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Una risposta a “

  1. Ho contato le foglie che ho in tasca.
    Sono povero.
    Ho deciso di comprarle tutte.
    Ha cavalli inesorabili al galoppo, il dolore.
    Nessuna cometa fugge il suo strale.

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