la presunzione di una poesia grande
che la si legga tutta, una poesia
universale ma lunga, fatua
come le stelle marine dalle mani, a notte
dentro il buio che preme l’acqua
e il sale che non si scorda.
si, c’era la nebbia, e anche il mare
s’azzittì, pensando ai suoi moti
faticosi, si quetò nel sonno dei pesci
e neppure la luna lo coprì. leggeva
nel suo silenzio ancestrale
quella poesia muta e fonda
universale ma lunga, fatua.  

 
 
 

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