ma la più bella delle solitudini

non vale quest’infoltirsi del giardino

le folli arcate delle rose, lo sguscio

dei narcisi chiassosi dalla terra rossa.

era una attesa complice, la nostra

una congiura marina laggiù

dove chiamano le sirene,

poco sotto l’incrocio d’archi dei pini

a scapicollo sulle rupi rocciose.

l’aria intorno sottolineava

ogni tuo movimento, come argento.

la tumbergia spettinava il loggiato

e il gelsomino rosa pugnalava

di malinconia. infiammavano rose

suicide, dal pallore dei muri a pietra.

io posso fingermi con te ora, sai,

anche se infuria il maltempo

oppure posso fingermi maltempo

e restare senza di te.

 

 

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...