il mare dilaga per ampiezze
senza nulla dire
perché lontano.
so che borbotta ed ha una pelle
fragile, unta talvolta
talatra lesa e corrotta
oppure, d’alto o per certi
fondali bianchi e solitari,
purissima.
ma mi dilaga il mare
per certi suoi versi inplacabili
per ampiezze divine che non so
circoscrivere.
forse mi viene dal fondale
dell’animo, questa brama
di perdermi, di non approdo,
di pontili sfondati, d’ossa sparse.
come se prima ancora della luce
l’acqua spiegasse la vista
di altri mondi

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