rimangono fisse le dimore
i giorni neri detti notti
dove il caldo e’ una sanguisuga.
si beveva aromi d’erbe e canti
da una sorgente ipogea.
mani senza fardelli e fili di seta
per sguardi. non sapevamo dove
andare o restare.
le parole come gocce
le parole come foglie.
crescere, gemmare.
unirsi ammarare.
c’era una corsa nel cuore
e una collina superabile
una montagna superabile
il mare era un veicolo.
mi portavi fiumi di rose rosse
in una rosa rossa

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