è lo stesso cielo che guardavo senza conoscerlo.
ora mi appare Orione, e il Grande Carro, e la Stella Polare
ragiono di Pluto e dei diamanti e del carbonio
e degli innumerevoli misteri.
dicono che il tempo sia perché noi siamo
perché io sono, dunque un suicidio.
dicono dei programmi e degli inutili sforzi.
le stagioni come stambecchi, la roccia che scava le parole
il mutarsi degli eventi e questo cielo circonflesso
che illumina l’amaca dalle stelle.
I pini sono il vento, hanno moto improprio.
io sono un ago di pino, una pigna sulla sabbia
ma anche tornerò stella, e poi forse, dicono
parte di un buco nero. forse riesploderò.
questione d’assemblaggio il mio pensiero
come i miei occhi o queste mani consapevoli.
un dio che porto dentro e che mi porta via.
mi porta dove vuole. libero arbitrio dicono
neuroni specchio contraddicono.
ma la cicala ha un suo perché, e i grilli si ostinano.
hanno il loro dio, dentro, anche nelle ali.
le farfalle varcano il mare, e sono i loro figli
e i figli dei figli, in farfalle finite.
le somme si allentano, non tirano che le loro
sommarie promesse. speculazioni. Fibonacci
aveva spirali nei capelli e nelle dita
una carezza criptata per ogni cosa. forse
anche il più stolido degli uomini
ha contezza delle maree, della luna e forse
si apre nel sonno a mari immensi e mutevoli
e sa di evaporare.

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