la poesia che non è.

come il medico di torno, come le mele

come le indifferenti cingallegre e

di notte la scomparsa dei pipistrelli.

proprio come quelli, sono scomparsa io.

non più voli notturni, buio nel buio

il mio andar di frangiflutti,

spento dai tempi, veleni da cariopessi.

spenta dai tempi la luce delle cellule

la pelle lo sguardo i seni infiniti.

anticrittogamici e l’ape

la cicala la libellula invalida.

spenta dalle onde del male

dall’irrazionale, dalla calca

degli altrui vaghi sentimenti,

dagli avvisi presenti, un cappotto di legno

l’augurio del proprio sangue.

non poesia neppure urgenza

ma blando esercizio del cuore

sui tasti moderni che restano

parole sospese ed elettriche.

effimere le svolte vissute

e che mi hanno morta.

l’infame guerra

la stolida battaglia diurna

il cozzo del bene e del male,

il poco sapere, il troppo sapere.

questo e molt’altro per le scale

per i torrenti e nelle pozze

forse care alle ultime rane.

questo e molt’altro affoga il mare

paziente, affine, quotidiano.

 

[dacci oggi il nostro mare quotidiano

per affogarci il male quotidiano]

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