[ garganiche ]

quando non c’erano gli alberi i miei genitori ascoltavano questo stesso mare.
poi piano venne il ventaglio a smorzarne la voce. pini
lecci aranci ed altri molti nobili e vivi.
poi venne la morte, la tempesta, la malattia
ed ora c’è il mare, di nuovo, ed entra in casa.
specie di notte, come un sonno vigile
come un richiamo della coscienza, lava
la cenere dal fuoco della mente, una pezza bagnata
sulla febbre. a volte si dispera, il mare
si schianta dal profondo contro sua figlia roccia
la rimuove, talaltra la rimbrotta, e spesso
l’accarezza. il folle mare che non è compreso.
il mare maturo, il mare sapiente, il mare
che tutto contiene, incontinente.
datemi un guscio, un remo, una vela
un poco di vento e il silenzio
e diventerò una lunghissima
canzone d’amore

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