[ garganiche ]

ti voglio dire, bimbo
di questa terra insensata, col piede
d’olivo e i massi franti bianchissimi.
nel cuore porta un verde d’occhi vivaci
succosi come l’ombra d’un faggio, o
infedeli come un fico d’oriente.
ti dico di questa terra d’uccelli
stanziali, migrantori, marini
anch’essi feroci come feroce
è chi vi deve restare un lungo
lungo statico inverno fatto di fascine
d’olivo e sonno di mandorli.
ti voglio dire d’averla vissuta e non capita
questa terra severa,
d’esserne stata preda e prigioniera
d’averne visto il manto angelico dell’albe
e la stretta stridente delle tempeste
quando si china anche il monte
alla furia del cielo. ha odore di donna matura
saggezza di donna matura
e asprezze di giovane amante
si avvolge nella sua solitudine
d’isola, genera mostri e poesia
piccole vele e pianto di rose canine.
si rotola tra piedi torti d’ulivi
e vigne accaldatissime, s’arrovella
per i suoi figli famelici, dagli occhi fondi
come pozzi segreti, s’infuria
di trombe marine e lampeggia
su mari sabbiosi, selvaggi, primordiali.
serpente e libellula, ascoltala in silenzio
fatti solo, nella sua solitudine

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